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I Soprano

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Serie tv

Titolo originale: The Sopranos

Produzione: Usa

Canale: HBO

Stagioni: 6 (1999-2007)

Ideatore: David Chase

Cast: James Gandolfini, Lorraine Bracco, Edie Falco, Michael Imperioli, Dominic Chianese, Steve Van Zandt, Tony Sirico, Jamie-Lynn Sigler, Robert Iler

 

“The greatest work of American popular culture of the last quarter century”: parola di New York Times, subito ripresa da materiali promozionali e copertine DVD.

I Soprano (1999-2007) sintetizza e rivisita tre quarti di secolo d’immaginario letterario, cinematografico e televisivo sulla mafia italo-americana, proponendo, al tempo stesso, uno spietato ritratto a tutto tondo della società statunitense contemporanea. Punto di svolta – assieme alla coeva Sex and the City – nella storia di successo della cable-tv HBO, premiata con cinque Golden Globe e ben ventuno Emmy, la serie è uno dei simboli della nuova golden age della produzione televisiva americana, un riuscitissimo connubio tra dramma familiare e anti-epica gangster, perfettamente in bilico tra commedia di caratteri e tragicità shakespeariana.


1.      Gli autori

 

Creatore, showrunner, nonché regista del pilot e dell’ultimo degli ottantasei episodi è, ovviamente, un italo-americano newyorkese: David DeCesare, in arte David Chase, già due volte premio Emmy tra il 1978 e il 1980, qui balzato per la prima volta al di fuori dall’anonimato televisivo e meritatamente accostato a maestri del grande schermo come i “compaesani” Coppola e Scorsese.

Nel team degli sceneggiatori/produttori spiccano i nomi di Terence Winter, futuro creatore, sempre per HBO, della saga gangster Boardwalk Empire, e di Matthew Weiner, ideatore di Mad Men per AMC.

Tra i registi, Tim Van Patten, Allen Coulter e Alan Taylor, tutti successivamente coinvolti nella lavorazione dei “kolossal” HBO Roma e Boardwalk Empire.

 






2.      Il modello

 

Se abbiamo citato Martin Scorsese e Boardwalk Empire non è, ovviamente, a caso: produttore esecutivo e regista del pilot della serie di Terence Winter, il maestro della New Hollywood è anche, a tutti gli effetti, l’ispiratore più diretto dei Soprano, dichiarata filiazione del capolavoro Quei bravi ragazzi (1990). La “trilogia mafiosa” di Scorsese – dal giovanile Mean Streets (1973) ai classici della maturità Quei bravi ragazzi e Casinò (1995) – non è soltanto uno straordinario bacino di attori e caratteristi italo-americani da cui Chase ha attinto a piene mani in fase di casting – nel corso delle sei stagioni della serie si arriveranno a contare ben ventisette attori già presenti nel cast di Quei bravi ragazzi. L’opera di Scorsese rappresenta anche una matrice, un imprescindibile modello di riferimento nel racconto “dall’interno” della manovalanza mafiosa newyorkese, della sua vita quotidiana, dei suoi rituali e dei suoi codici, del mutuo rapporto tra famiglia di sangue e “famiglia” d’affiliazione. E un falso cameo, affidato a un sosia di Scorsese, esplicita questo innegabile debito già nel corso del secondo episodio.




3.      Il protagonista

 

A rimarcare la distanza dei suoi protagonisti dalla tragica e negativa grandezza di figure, storiche e di fiction, come Lucky Luciano o il Vito Corleone di Puzo – anime nere di un’America in ascesa nel mondo – Chase sposta l’azione dalla capitale mafiosa New York al periferico New Jersey, feudo dell’immaginaria famiglia DiMeo, hinterland de-industrializzato della metropoli, raccontato in immagini dalla splendida sigla di testa.

Specchio stavolta dell’America di fine millennio, in declino e crisi da superconsumo, il protagonista assoluto Tony Soprano (lo straordinario James Gandolfini, premiato per il ruolo con un Golden Globe e tre Emmy) maschera la propria attività di boss sotto la vacillante facciata d’imprenditore dello smaltimento rifiuti.

Mafioso per imposizione ereditaria, più che per indole, Tony inizia a esercitare il proprio ruolo con astuzia e ferocia, restando, d’altra parte, debole, scostante, insicuro – e a tratti meschino – all’interno delle mura domestiche.

 

 


4.      I familiari

 

Proprio il rapporto tra dimensione pubblica e dimensione privata del personaggio principale rappresenta l’architrave narrativa della prima stagione e dell’intera serie. In contrasto con lo zio Corrado Junior (Dominic Chianese, il Johnny Ola de Il padrino - Parte II) per il ruolo di boss della famiglia DiMeo, vessato dalla cinica e melodrammatica madre/matriarca Livia (Nancy Marchand, anche lei premiata per questo ruolo con un Golden Globe), punzecchiato dalla benpensante, ma di fatto connivente, moglie Carmela (Edie Falco, vincitrice di due Golden Globe e tre Emmy), spesso poco rispettato dai figli adolescenti Meadow e Anthony Jr. (Jamie-Lynn Sigler e Robert Iler), cresciuti grazie ai traffici del padre in un opulento ambiente alto-borghese, Tony sfoga le pressioni a cui si sente – è ed effettivamente – sottoposto precipitando in stati depressivi e incontrollati attacchi di panico, che lo portano presto, in gran segreto, sul lettino – o, più precisamente, sulla poltroncina – della psicoterapeuta Jennifer Melfi (Lorraine Bracco). Destino analogo a quello del Robert De Niro di Terapia e pallottole (1999), fortunata commedia farsesca uscita nelle sale americane pochi mesi dopo il debutto della serie, ma decisamente lontana dalla complessità di scrittura dei Soprano.



5.      Un mafioso medio

 

La mitologia e i codici d’onore mafiosi, con i loro stridenti, ma rassicuranti anacronismi, sono, per il personaggio di Tony, l’ineludibile modello di riferimento, anche se si traducono nei fatti in un ben poco onorevole esercizio di potere e di violenza. D’origine avellinese, Tony Soprano è l’ultima, declinante incarnazione del personaggio cinematografico del gangster, freddo e spietato come Micheal Corleone, iracondo e manesco come Sonny e fragile e insicuro come Fredo. Ma Tony è anche il volto dell’americano medio, fedele ai dettami di un sogno di benessere molto sentito dalle minoranze storiche – come quella italo-americana – e oggi, forse, definitivamente sconfitto. La grandezza della serie di David Chase sta, d’altra parte, proprio nella capacità di muoversi su più livelli, di passare dalla felice caratterizzazione di un microcosmo ben definito come quello mafioso alla visione d’insieme del presente dell’America, passando sempre attraverso uno straordinario disegno psicologico dei personaggi. E Made in America sarà, non a caso, il titolo dell’ottantaseiesimo e ultimo episodio, premiato con un Emmy per la miglior sceneggiatura.


6.      Gli affiliati

 

In parte formati alla palestra della “trilogia mafiosa” scorsesiana, in parte transitati dal cast del tv movie HBO Gotti (1996) – vera e propria “prova generale” della serie - una serie di straordinari caratteri si raccoglie attorno alla complessa, ma carismatica figura del capo: l’astuto “consigliori” Silvio Dante (Steve Van Zandt, chitarrista di Bruce Springsteen prestato alla recitazione), i luogotenenti Paulie Gualtieri (Tony Sirico) e Sal “Big Pussy” Bonpensiero (Vincent Pastore), il nipote testacalda Christopher Moltisanti (Michael Imperioli, premiato con un Emmy come non protagonista), il mite Bobby “Baccalà” Baccalieri (Steve Schirripa), l’obeso capomastro Vito Spatafore (Joseph Gannascoli), il killer della camorra Furio Giunta (Federico Castelluccio), prestato ai DiMeo in occasione di un colorito episodio in trasferta a Napoli. Non meno importanti sono i rapporti – quasi sempre interessati – con gli “amici di famiglia”, personaggi non affiliati, ma in qualche modo contigui al mondo mafioso di Tony. Su tutti il ciarliero Artie Bucco (John Ventimiglia), cuoco e gestore di un ristorante che, sin dal nome, è vero e proprio compendio di italianità in America: il “Vesuvio”.

Mentre, dalla seconda stagione, la sorella Janice (Aida Turturro) aggiungerà nuovi assili privati a quelli della madre Livia e della moglie Carmela, nella sfera pubblica, ovvero mafiosa, l’autorità di Tony sarà sfidata da numerosi antagonisti, boss rivali e subalterni ambiziosi: allo scontro con zio Junior seguirà, nella seconda stagione, quello con l’untuoso Richie Aprile (David Proval), fratello del defunto boss Jackie Sr. (Michael Rispoli); dall’interno della famiglia DiMeo, entreranno successivamente in contrasto con Tony anche l’ambizioso Ralph Cifaretto (Joe Pantoliano, un Emmy come non protagonista) e l’amato cugino ex-galeotto Tony Blundetto (Steve Buscemi). In coppia con la fidanzata Adriana La Cerva (Drea de Matteo, un Emmy come non protagonista), il fedele nipote Chris inseguirà frattanto stili vita eccessivi e sogni di celebrità hollywoodiana in palese contraddizione con il supposto “magistero di austerità” dei padri fondatori della malavita organizzata italoamericana.


7.      I boss di New York

 

Nelle ultime stagioni, l’allargamento degli affari economici della famiglia del New Jersey e la costante ascesa di Tony culmineranno nello scontro con il potente clan dei Lupertazzi, una delle “cinque famiglie” di New York, che passerà, in sequenza, dalla guida del prudente don Carmine (Tony Lip) a quella del pragmatico John Sacramoni, detto “Johnny Sack” (Vincent Curatola), per finire nelle mani del rozzo e orgoglioso Phil Leotardo (Frank Vincent). Il “salto di qualità” del clan Soprano avviene col passaggio dal business dei rifiuti alla speculazione edilizia e immobiliare, ancora una volta in straordinaria sintonia con i destini dell’intera nazione: nella primavera 2007, mentre HBO trasmette la seconda parte della sesta e ultima stagione, la crisi dei mutui subprime ha appena iniziato a palesarsi.






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